Sigle internazionali

lunedì 15 luglio 2013

Viziare i turisti traducendo i nomi


Il quadro olandese più famoso del mondo, la Ronda di notte - De nachtwacht, di Rembrandt.

Oggi sul sito de La Repubblica troviamo un video con spiegazioni relative al doodle che Google dedica al 407° anniversario della nascita del pittore e incisore olandese Rembrandt van Rijn con questo testo:

"Google rende omaggio all'età dell'oro olandese e al suo più grande esponente, Rembrandt Harmenszoon van Rijn. Pittore e incisore di successo, l'artista nacque a Leida il 15 luglio del 1606 e fu maestro di un'intera generazione di giovani artisti. Le sue opere furono acquistate dai reali di corte all'Aja. Morì ad Amsterdam nel 1669 quasi sul lastrico, dopo una bancarotta che lo costrinse a vendere la propria casa
(a cura di Elis Viettone)"
Perché il pittore olandese che tutti conosciamo semplicemente come "Rembrandt" oggi in rete si chiama ovunque "Harmenszoon van Rijn"? E a quali città olandesi corrispondono i nomi italiani "Leida" e "l'Aja"?? 
Van Rijn Harmenszoon è il cognome di Rembrandt. L'aggiunta Harmenszoon, che significa figlio di Harmen, probabilmente si è resa necessaria per distinguerlo dal Rembrandt di un altro padre con lo stesso cognome "Van Rijn". 
Rembrandt scelse di firmare le proprie opere soltanto con il proprio nome, senza aggiungere anche il cognome, seguendo l'esempio dei grandi pittori italiani Michelangelo, Tiziano e Rafaello. Questo è il motivo per cui tutti conosciamo questo pittore semplicemente come "Rembrandt". 
Leida è il nome italiano della città olandese Leiden, mentre l'Aja è la traduzione italiana di Den Haag. E' sempre utile saperlo, per non rischiare di fare come una mia amica italiana che andò a cercare l'Aja e tornò a casa esausta, senza averla trovata, perché non sapeva che avrebbe dovuto seguire le indicazioni stradali per Den Haag
Lo sbaglio della mia amica è sicuramente un esempio estremo, ma per me è lecito concludere che non sia corretto voler viziare i propri lettori traducendo sempre i nomi di città e opere d'arte senza menzionare anche i loro nomi nella lingua originale. Col mio desiderio di rendere più facile la vita al mio lettore, finisco per dargli solo metà dell'informazione di cui ha bisogno all'atto pratico.
Spesso i miei clienti italiani si preoccupano quando vedono nelle mie traduzioni sia il nome Florence, sia il nome Firenze. Si chiedono se non sia meglio usare "coerentemente" _solo_ il nome "Florence" a cui sono abituati i lettori di lingua olandese. Io mi immagino quel lettore, abituato a leggere ovunque nella sua lingua la parola Florence, arrivare in Italia con la macchina e non trovare questo nome da nessuna parte. Immagino come si senta confuso, quando, davanti a ogni cartello stradale che indica Firenze, il suo cervello impigrito deve connettere la parola Florence alla parola Firenze. Insomma, viziandolo, ho finito per confonderlo
Se io, struttura turistica, abituo il mio (futuro e potenziale) ospite, nelle mie comunicazioni scritte con lui, anche ai nomi italiani, gli sto dando un aiuto concreto e pratico prima ancora di convincerlo a scegliere i miei servizi. Contrariamente a quanto si possa pensare, il lettore futuro cliente apprezza molto queste piccole accortezze nei suoi confronti, che contribuiscono alla sua decisione finale di comprare o prenotare. Esattamente come le traduzioni prodotte con Google che trovo regolarmente anche su siti di alberghi italiani a 4 stelle, oltre ad essere assolutamente incomprensibili, danno sui nervi dei lettori = loro potenziali clienti. I quali girano immediatamente "pagina", cioè, cercano altrove quella struttura con quel sito che, con una traduzione fatta a dovere, esprime la propria cortesia nei confronti dei suoi ospiti prima ancora che siano diventati tali
L'esempio delle "traduzioni" Leida e l'Aia, usate in modo spontaneo dai giornalisti italiani, ci insegna dunque che i traduttori stranieri che aiutano il turismo italiano non possono permettersi di comportarsi in modo altrettanto spontaneo. Voi clienti italiani non pagate semplicemente una "traduzione", bensì quella "traduzione consapevole" con cui noi traduttori contribuiamo a garantirvi, almeno per la parte che ci riguarda, che le somme da voi spese per la vostra comunicazione nelle lingue dei vostri potenziali clienti, siano anche ben spese e abbiano il ritorno sperato. Che sia poi necessaria un'approfondita riflessione su cosa volete dire voi e cosa invece vuole sapere il vostro cliente straniero, è un altro paio di maniche di cui avremo sicuramente occasione di parlare su questo blog.

Frauke G.Joris - traduzioni e testi italiano- olandese - www.italianolandese.com - www.italiamagia.com

1 commento:

  1. E' l'antico problema degli esonimi e degli endonimi (io ne scrissi qualcosa, relativamente a quelli del Baltico orientale qui [parte 1] e qui [parte 2]), ovvero l'interrogativo se sia corretto tradurre da una lingua all'altra i nomi di persone o di località. Una regola precisa non esiste. O, meglio, la regola è dettata dall'uso comune e mediatico di una persona o di una città presso un altro stato.
    In passato c'era l'usanza (secondo me giusta, ma la mia è un'opinione personale) di tradurre quasi sempre tali nomi, mentre oggi che siamo in epoca di globalizzazione si tende sempre a mantenere la forma originale ("endonimo").
    Nel caso dell'Olanda, immagino che davvero in pochi capirebbero che si tratta dell'Aia se leggessero "'s-Gravenhage" o "Den Haag"). Ma addirittura quasi nessuno capirebbe che il pittore Van Wittel è quello noto in Italia come Vanvitelli.

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